Una delle attrici più apprezzate del teatro contemporaneo.

Sono passati quasi tre anni, da quando Denise Gough ha sconvolto il mondo teatrale con la sua straordinaria performance nel dramma di Duncan Macmillan, People, Places and Things. Con la sua catalizzante interpretazione, l’attrice è riuscita a conquistare un pubblico notoriamente poco incline allo stupore, come quello londinese. Era dal Mark Rylance di Jerusalem, che qualcuno non vestiva un ruolo così complesso.

In People, Places and Things, Denise interpreta Emma, un’aspirante attrice con problemi di tossicodipendenza, che tenta la via della riabilitazione. All’audizione per la parte, la Gough fa di tutto: distrugge tavoli, lancia sedie in aria e inala zucchero a velo. L’attrice possiede una rabbia interiore che la rende perfetta per la furiosa opera di Macmillan. Non c’è dubbio, il ruolo le appartiene.

People Places Things Poster
Il poster della trasferta newyorkese di People, Places and Things.
Photo credit: St. Ann’s Warehouse

Denise non è arrivata al successo con facilità. Proviene da quel tipico background in cui nel futuro è previsto, come da copione, un lavoro stabile; ma è proprio questa stabilità a cui la Gough vuole sottrarsi. Originaria di Ennis, in Irlanda, Denise si trasferisce a Londra a soli 16 anni. La sua vocazione è recitare e non intende considerare altro: “Sul palco mi sento a mio agio e non ho paura di niente” dichiarerà in seguito.

Quando frequenta l’accademia di arte drammatica, le vengono assegnati ruoli prevedibili, ma Denise aspira a parti più interessanti: “Avevo lunghi capelli biondi e per questo mi affidavano personaggi classici, così un giorno mi sono presentata con la testa rasata e ho detto: prendetemi sul serio”.

Il problema di essere trattati con serietà in un’industria come quella dello spettacolo, è comune a molti interpreti, soprattutto se femminili; gli uomini oltre ad essere pagati il doppio, ricevono parti più stimolanti: “Sono un’attrice, non un attore – dichiara oggi la Gough – finché non ci sarà parità tra uomini e donne, non voglio essere chiamata attore”.

Una volta conclusa la scuola di recitazione, il successo tarda ad arrivare. Nonostante prenda parte a notevoli produzioni come Desire Under the Elms al Lyric di Hammersmith e The Duchess of Malfi al Globe Theatre, Denise fatica ad imprimere il suo nome nel mondo teatrale. È un momento simile a quello vissuto dal personaggio di Emma Stone in La La Land, solo che a far da sfondo alla Gough non c’è il sole losangelino, ma le cupe nubi londinesi.

Dopo anni di insuccessi, Denise è vicina ad abbandonare la carriera, ma come insegna il film di Damien Chazelle, è quando si ha il coraggio di rinunciare che arriva il trionfo. Con People, Places and Things, l’attrice incontra un ruolo che le si cuce addosso. Vince un Olivier Award per la sua interpretazione e la pièce, dopo il run al National Theatre, si trasferisce nel West End. Ma non basta: nell’autunno del 2017, l’opera di Duncan Macmillan conquista New York, andando in scena al St Ann’s Warehouse.

Nel 2017, Denise è ancora una volta protagonista della stagione teatrale londinese insieme ad Andrew Garfield e Nathan Lane, con Angels in America di Tony Kushner. La Gough interpreta Harper, una donna dipendente da valium, sposata con un uomo che si rivelerà omosessuale.

Angels in America Cast Portraits
Il poster di Angels in America.
Photo credit: National Theatre

Impersonare Harper non è altro che la continuazione del tour de force iniziato con il ruolo di Emma. Come ha lasciato intendere da sempre, Denise non è in cerca di parti facili.

Se People, Places and Things toccava un tema delicato come la tossicodipendenza in un momento in cui, negli Stati Uniti, il ricovero per abuso da sostanze raggiungeva l’apice, allo stesso modo, in Angels in America, Kushner approccia temi politici e razziali, che ad oggi risuonano più attuali che mai.

Quando la produzione si trasferisce a Broadway, il momento non potrebbe essere più significativo. Donald Trump è alla casa bianca, si parla di un muro al confine con il Messico e l’Europa è afflitta dalla crisi degli immigrati: “Voglio far parte di produzioni che trasmettano qualcosa, che comunichino con il pubblico. Questo non vuol dire che siano facili per noi attori. Perestroika (la seconda parte di Angels in Americanon lo è. Ma è importante che queste storie vengano raccontate, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo”.

Il ruolo di Harper varrà a Denise un Tony come miglior attrice non protagonista. Forse la strada è più bella, quando è in salita.

Nel tumultuoso periodo in cui ci troviamo, l’idea di teatro e cinema come mero intrattenimento appare sorpassata. Piuttosto, oggi, film e opere teatrali sembrano essere diventati mezzi per dar vita a dibattiti, riflessioni e idee. Certo, avremo sempre bisogno delle nostre “colazioni da Tiffany”, ma allo stesso tempo, non possiamo fare a meno di attrici che, con le loro performance, ci scuotono dal torpore emotivo in cui rischiamo di essere intrappolati. Interpreti coraggiose come Denise Gough.

Denise Gough è ora nelle sale a fianco di Keira Knightley con Colette, dove interpreta Missy, una donna transgender nella Francia di inizio ventesimo secolo. Altro ruolo, altra sfida.

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