Tra proiezioni, conferenze e red carpet, il Festival di Venezia è un luogo ideale per gli amanti del cinema.

Svegliarsi alle 6 del mattino per andare alla prima proiezione della giornata non è mai un peso, anzi con il passare dei giorni diventa una necessità. Come un buon caffè, il film delle 8:30 trasmette l’energia indispensabile per affrontare le ore che seguono.

Ritrovarsi in un buio simile a quello da cui ci siamo svegliati, crea una situazione distante dalla nostra quotidianità: incolonnarsi per ottenere una seduta davanti allo schermo e non per un posto in metropolitana; udire il ‘bip’ dei pass scansionati per entrare in sala e non per iniziare la giornata lavorativa in ufficio; restare in silenzio due ore, facendo tua una storia che non conoscevi e non muovere meccanicamente le dita su una tastiera, componendo parole che ormai conosci a memoria.

Entrata in Sala Darsena.

La mattina è quindi pressoché dedicata alla visione dei film in concorso e di alcune proiezioni speciali. Una volta che ci siamo confrontati con le opere, giunge il momento dell’incontro con coloro che le hanno realizzate: registi, sceneggiatori, attori, produttori.

Segue l’attesa del loro arrivo per ‘rubare’ uno scatto a quei volti che ti hanno fatto sognare, si desta l’emozione nel ricevere un semplice saluto ed un sorriso da persone che ammiri e si accende la curiosità di ascoltare le parole di chi ha realizzato una pellicola e l’ha regalata al pubblico.

La conferenza stampa di Seberg: da sinistra Margaret Qualley, Jack O’Connell, Kristen Stewart, Benedict Andrews, Anthony Mackie e Zazie Beetz.

Un momento essenziale della giornata festivaliera è la condivisione. Senza un confronto con gli altri e la partecipazione ai ‘dibattiti’ sulla critica dei film, l’intera esperienza risulterebbe sterile. È attraverso le parole che ti circondano durante le attese, che realizzi di avere la fortuna di prendere parte a qualcosa di irripetibile.

Osservare come ognuno affronta la giornata, apprezzandone le diversità; sorridere ad un gruppo di vecchi amici che si ritrovano ogni anno al festival per nutrire la loro passione, non curanti del tempo che accarezza i loro volti; conservare la speranza nel notare nuove generazioni che si affacciano con curiosità ed interesse al mondo del cinema, una realtà nella realtà.

Todd Phillips, regista di Joker.
Zazie Beetz, coprotagonista in Joker.
Joaquin Phoenix, protagonista assoluto in Joker.

Immancabile è l’esperienza del red carpet, con i flash dei fotografi e l’entusiasmo dei fan, che accolgono gli artisti con un calore straordinario. Alzarsi in punta di piedi tra la folla per non perdere un sorriso, scattare una foto per immortalare un momento che è già passato. In Sala Grande, l’emozione giunge al suo massimo per la proiezione ufficiale e l’atmosfera è ancora più vibrante. Il cast siede accanto a te ed insieme ammirate la pellicola che prende vita.

Julie Andrews sul red carpet prima di ritirare il Leone d’Oro alla carriera.
Julie Andrews Luca Guadagnino
Julie Andrews e Luca Guadagnino prima della cerimonia di premiazione in Sala Grande.

Anche al Festival le giornate acquistano una loro routine e così diveniamo abitudinari; il passare delle ore ha un andamento tutto suo. Il tempo non è scandito dalle lancette dell’orologio, ma dal susseguirsi delle pellicole in programmazione. Solo con l’arrivo degli ultimi titoli di coda della giornata ti rendi conto che è ora di tornare a casa, per poi rivivere tutto, con ancora più passione, il giorno successivo.

Red Carpet di Martin Eden.

© Foto Martina Ciani

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