Il film di Jacques Demy ha ispirato Quentin Tarantino durante la lavorazione di Once Upon a Time In Hollywood.

In occasione dell’uscita di Once Upon a Time In Hollywood, Quentin Tarantino ha reso noti alcuni titoli che hanno influenzato il film. Tra questi compare Model Shop di Jacques Demy: una scelta apparentemente singolare, ma che dopo la visione della pellicola risulta chiara. L’elemento che accomuna Model Shop e Once Upon a Time In Hollywood è il ruolo centrale riservato a Los Angeles. Se la lista delle opere cinematografiche ambientate nella città degli angeli è infinita, nei film di Tarantino e Demy, Los Angeles è più che un distaccato background nel quale si muovono i personaggi: la città diventa protagonista.

Dopo il successo di Le Parapluies de Cherbourg, Jacques Demy fu chiamato ad Hollywood dalla Columbia Pictures. Come la compagna Agnès Varda, nel periodo americano Demy realizzò un’opera naturalistica lontana dai canoni dello star-system, portando un riflesso della Rive Gauche parigina a Los Angeles.

In Model Shop è raccontata la giornata di George Matthews (Gary Lockwood), un giovane architetto temporaneamente disoccupato. Il protagonista si sposta da un luogo all’altro con la sua macchina, per la quale deve ancora saldare il pagamento. Nel suo girovagare senza scopo, George incontra Lola (Anouk Aimée), una modella che lavora in un negozio a luci rosse. Il giovane si innamora della donna, ma questa lo abbandona, partendo il giorno seguente per la Francia.

Nello stesso modo in cui Antonioni immortala la Swinging London in Blow Up, Demy ritrae la Los Angeles alternativa degli anni ’60, quella dei gruppi rock, dei giornali underground e del Sunset Strip, allora centro della scena musicale. Ciò che colpisce è lo sguardo con cui Demy trasferisce tutto ciò sullo schermo: quello affascinato di chi si trova in un luogo estraneo, ma in cui è totalmente a suo agio. Il regista è indubbiamente ammaliato dalla città, dalle sue strade infinite, i panorami e le luci. Ma Demy non tralascia l’altra faccia di Los Angeles, con le sue abitazioni dimesse vicino ad una spiaggia abbandonata, dove vive il protagonista.

La condizione messa in scena nel film è quella tipica dell’età giovanile, quel perpetuo stato confusionale che assale chi cerca l’autenticità, piuttosto che conformarsi al sistema. George è accusato di non avere ambizioni e trascorre la giornata lasciandola scorrere imprevedibilmente. Ma questa è solo una visione superficiale che chi lo conosce ha di lui: George sogna infatti di costruire qualcosa di importante, di significativo e che lasci una traccia. Il giovane è sintesi del disagio generazionale che colpì i ragazzi negli anni ’60 e da cui nacquero i movimenti sociali dell’epoca.

In questo senso, il protagonista di Model Shop va ad affiancarsi al Benjamin Braddock (Dustin Hoffman) di The Graduate: i due sono anime smarrite, incerte del loro avvenire, che rifiutano di aderire ad un ruolo già scritto. Ma se The Graduate termina con un’immagine indefinita e al tempo stesso aperta a varie possibilità, il futuro di George è purtroppo chiaro: il Vietnam incombe sul destino del giovane.

Come Once Upon a Time In Hollywood, il film di Demy dipinge l’epilogo nero degli anni ’60: gli ideali della Controcultura furono frantumati dal proseguire della Guerra del Vietnam e gli omicidi del 9 Agosto 1969 a Cielo Drive scatenarono un terrore generale che si abbatté su Hollywood.

Alla sua uscita, Model Shop non ottenne il successo sperato; visto oggi però, il film appare come una significativa testimonianza sul 1969 e su Los Angeles, di cui Demy, con il suo sguardo straniero, ne cattura e comprende la duplice essenza.

Photo credit: Ciné-Tamaris

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